ARCIDIOCESI DI AGRIGENTO

Scuola Teologica per i Ministeri

Accanto al ministero del vescovo, del presbitero e del diacono la vita e l'inse­gnamento della Chiesa hanno sempre visto e ammesso l'esistenza di altri mi­nisteri, appunto i ministeri "non ordinati", che, varianti secondo le epoche e le ne­cessità, abbracciano sia quelli istituiti come pure quelli più numerosi esercitati di fatto. Tutti, anche se in forma diversa partecipano della missione e della grazia del supremo sacerdozio (cfr LG, 41).

Oggi, dopo la riforma del Vaticano II, i ministeri istituiti sono due e fanno rife­rimento al libro e all'altare: il lettorato e l'accolitato. Essi sono conferiti non solo ai candidati al presbiterato, ma possono essere affidati anche a "quei laici eletti da Dio, i quali sono chiamati dal vescovo, perché si diano più completamente alle opere apo­stoliche" (ivi), specialmente nel campo dell'annuncio della parola di Dio, della ce­lebrazione liturgico-sacramentale e della testimonianza e del servizio di carità.

Questi ministeri, come già si è avuto occasione di accennare, non nascono dal sacramento dell'Ordine, ma dai sacramenti dell'iniziazione cristiana e "sono 'istituiti' dalla Chiesa sulla base dell'attitudine che i fedeli hanno, in forza del battesimo, a farsi carico di compiti e mansioni speciali nella comunità. Costitui­scono anche essi una grazia, ossia un dono che lo Spirito Santo concede per il be­ne della Chiesa; e comportano pure, per quanti li assumono, una grazia, non sa­cramentale, ma invocata e meritata dall'intercessione e dalla benedizione della Chiesa" (EM, 62).

Il primo dei ministeri istituiti è il lettorato. Esso ha radici molto remote ed il suo esercizio apre prospettive nuove all'impegno di annuncio del vangelo, che la Chiesa del nostro tempo riscopre come prioritario ed essenziale nella sua missione di servizio al mondo.

L'esercizio del ministero del lettorato evidenzia concretamente lo stretto rap­porto esistente tra parola di Dio e liturgia.

La celebrazione, infatti, non solo presuppone l'ascolto della parola di Dio, e quindi la fede e la conversione a Cristo "Parola vivente" (cfr SC, 9), ma è il "luo­go" privilegiato in cui questa parola risuona oggi, nella Chiesa. Con il rinnova­mento conciliare, non c'è azione liturgica - soprattutto sacramentale - che non com­porti una "liturgia della Parola" e perciò la proclamazione di una o più letture bi­bliche. Attraverso questa Parola, proclamata nell'assemblea cristiana, "Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia ancora il suo vangelo" (ivi, 33); nella Parola, Cristo risorto si fa realmente presente tra i suoi e dona lo Spirito per la glorificazione del Padre e la loro santificazione e quindi per l'esercizio di quel "culto spirituale" che è proprio dei veri adoratori del Padre (cfr Gv 4,24).

La presenza del Signore nella Parola è sottolineata, nella celebrazione, dagli onori che vengono resi al libro santo e in particolare all'evangeliario. Durante la prima parte della celebrazione eucaristica, esso è posto sull'altare su cui, successi­vamente, vengono collocati il corpo e il sangue di Cristo. Altri segni di rispetto e di venerazione circondano il libro: una processione accompagna il diacono quando si reca, con esso, all'ambone per la proclamazione o il canto del vangelo; il libro vie­ne inoltre incensato, baciato, ecc. Questo rituale, che potrebbe apparire a qualcuno strano o almeno esagerato nelle forme, è destinato ad esprimere una meravigliosa realtà: attraverso la Parola che si annuncia, si compie nella Chiesa una vera "epifa­nia" del Signore in mezzo a coloro che, da questa stessa Parola, sono convocati per professare e crescere nella fede e celebrare il mistero pasquale di Cristo. "E' lui ­dunque - che parla quando nella Chiesa si leggono le Scritture" (SC, 7).

Proprio in forza di questa presenza reale e operante del Risorto, la proclama­zione della Parola, nella liturgia, diventa un evento attualizzante la storia della sal­vezza e perciò avvenimento salvifico. Quando colui che legge fa risuonare tra i fra­telli la parola di Dio non racconta una storia del passato, non fa una lezione di scuo­la, ma annuncia un "mistero" che si realizza qui e oggi per quanti l'ascoltano con attenzione e l'accolgono con fede.

Ciò vuol dire, in concreto, che la liturgia della Parola, in ogni celebrazione sa­cramentale, non è soltanto un elemento didattico o una "preparazione" a ciò che avviene più tardi, ma entra come costitutivo nell' atto di culto e quindi partecipa delle finalità di esso: è glorificazione di Dio e sorgente di salvezza e di santità per gli uomini.

Questo dato che appartiene alla fede della Chiesa,. ha delle conseguenze pasto­rali notevoli. Vale la pena ricordarne almeno due: anzitutto la necessità per la co­munità cristiana di recuperare una viva esperienza della presenza del Signore nel­la sua parola, anche attraverso l'importanza e lo spazio da restituire all' ascolto­adesione al messaggio che essa reca; e poi l'attenzione che occorre attribuire alla sua proclamazione da parte di coloro che se ne fanno portavoce nell' assemblea cri­stiana.

1. Il ministero del lettore nella Tradizione e nell'esperienza della Chiesa

Per tutti questi motivi la Chiesa, fin da principio, ha dato grande rilievo a colo­ro che, durante la celebrazione, esercitano il ministero della parola.

Nel II secolo, Giustino afferma che alla domenica, essendo i cristiani riuniti per celebrare il memoriale del Signore, "si fa la lettura delle memorie degli apostoli e degli scritti dei profeti sin che il tempo lo permette. Quando il lettore ha terminato, colui che presiede tiene un discorso per ammonire ed esortare all'imitazione di que­sti buoni esempi" (1 Apologia, 67).

La Chiesa primitiva non ha fatto altro che ricalcare l'uso vigente nelle riunioni che si tenevano, nelle sinagoghe, ancora ai tempi di Gesù (cfr Lc 4,16-22).

Fin da principio vi furono dunque, nella comunità cristiana, dei lettori - quali ministri della Parola distinti dal presidente - come ve n'erano stati nella sinagoga. Sorto a principio come un "ministero di fatto", richiesto dalle circostanze, ben pre­sto il servizio di colui che proclama le Sacre Scritture è diventato un ministero sta­bile, inaugurato con un'apposita benedizione del vescovo. Ippolito romano, nella sua nota Tradizione apostolica considera il lettorato una funzione permanente; egli afferma infatti: "Il lettore è costituito dal fatto che il vescovo gli consegna il libro, poiché egli non è ordinato" (cap. 12). Un'ordinazione vera e propria sembra inve­ce essere praticata a Cartagine ai tempi di San Cipriano (Ep. 29). A Roma, papa Cornelio, a metà del III secolo, elencando i gradi della gerarchia, nomina anche i lettori (Ep. ad Fabium riportata da Eusebio di Cesarea in Hist. ecc!. VI, 33). Qui es­si ricevevano una speciale "ordinazione", che ci è nota dagli antichi libri liturgici che si fanno risalire a San Gregorio magno (sec. VII-VIII), ma che probabilmente riferiscono tradizioni anche più antiche. Destinatari del rito sono in genere gli ado­lescenti. L'Ordo romanus 35 afferma che, se un padre di famiglia destina uno dei suoi figli al lettorato, comincia col dargli l'istruzione sufficiente, poi lo propone al papa per l'ordinazione. Il Sommo Pontefice fissa un giorno perché il candidato fac­cia la lettura in pubblico nelle vigilie notturne, affinché si possano valutare le sue capacità. Se il giudizio è positivo, il papa benedice il fanciullo e con un apposito ri­to, al quale partecipa la comunità, lo costituisce lettore (cit. da A. G. Martimort in La Chiesa in preghiera, Desclée 1963, p. 638).

Per il compimento del loro ufficio i lettori spesso conoscevano a memoria tutta la Bibbia, erano custodi dei libri sacri e degli archivi in cui erano conservati; spes­so erano gli scrittori del vescovo e insegnavano ai catecumeni. "I lettori possono essere (considerati) pastori, perché nutrono il popolo che ascolta": è il loro più al­to elogio, formulato dall' Ambrosiaste (cit. da A. Quacquarelli, Retorica e liturgia antenicena, Roma 1960, pp. 52-57).

Col procedere del tempo però molte delle funzioni del lettore furono attribuite o assorbite da altri ministri della celebrazione; ad esempio il vangelo, dapprima procla­mato anche dal lettore, viene riservato al presbitero e al diacono, mentre le altre lettu­re sono fatte dal suddiacono. Quando, a partire dall'alto medioevo, la celebrazione del­la Messa cosiddetta "privata" si generalizza, il sacerdote celebrante assomma tutte le funzioni e "recita" tutte le parti, comprese le letture. Il lettore rimane come una fun­zione nominale e un "grado inferiore" della gerarchia, riservato ai candidati al presbi­terato e conferito come una tappa per accedere al sacerdozio ministeriale.

Tale prassi si è mantenuta fino al 15 agosto 1972, quando cioè Paolo VI con il motu proprio Ministeria Quaedam ha riformato la prassi relativa agli ordini mino­ri, secondo i criteri generali fissati dalla Costituzione liturgica e per venire incon­tro ad un voto manifestato dai Padri durante il Concilio.

Il lettorato viene così a configurarsi come un "ministero" permanente che può essere conferito anche a fedeli laici in un'apposita celebrazione ecclesiale che li "istituisce" al servizio della parola di Dio.

2. I compiti del lettore

I compiti del lettore sono precisati nello stesso m. p. Ministena Quaedam in questi termini: "Il lettore è costituito per l'ufficio, a lui proprio, di leggere la parola di Dio nel­l'assemblea liturgica. Pertanto, nella Messa e nelle altre azioni sacre proclami dalla Sa­cra Scrittura le letture (ma non il vangelo); in mancanza del salmista, legga il salmo in­terlezionale; quando non è disponibile il diacono o il cantore, proponga le intenzioni della preghiera universale (o preghiera dei fedeli); diriga il canto e guidi la partecipa­zione dei fedeli; istruisca i fedeli a ricevere degnamente i sacramenti.

 Egli potrà anche - se necessario - curare la preparazione degli altri fedeli, i quali abbiano ricevuto tem­poraneamente l'incarico di leggere la Sacra Scrittura nelle azioni liturgiche" (n. V). Com'è facile costatare, si tratta di funzioni che si svolgono prevalentemente nell'ambito della celebrazione.

I vescovi italiani, nel loro documento di applicazione al m. p. Ministeria Quae­dam dal titolo I ministeri nella Chiesa, approvato dalla X Assemblea generale, al­largano notevolmente il campo di servizio del ministero del lettore, includendovi anche altre forme di annuncio, fuori del contesto liturgico. "L'ufficio liturgico del lettore - essi affermano - è la proclamazione delle letture nell' assemblea liturgica. Di conseguenza il lettore deve curare la preparazione dei fedeli alla comprensione della parola di Dio ed educare nella fede i fanciulli e gli adulti. Ministero perciò di annunciatore, di catechista, di educatore alla vita sacramentale, di evangelizzatore a chi non conosce o misconosce il vangelo" (n. 7).

Il vescovo, nella celebrazione in cui conferisce questo ministero, consegna al lettore il libro santo dicendogli: "Ricevi il libro della Sacra Scrittura e trasmetti fe­delmente la parola di Dio, perché prenda forza e vigore nel cuore degli uomini.".

"E' un ministero, come si vede, da attribuire soprattutto a quanti vogliono im­pegnarsi oltre che nelle celebrazioni liturgiche, nell' organizzazione evangelizzatri­ce e catechistica, rendendo così autentico e coerente il loro servizio liturgico" (CEI, EM,64).

Volendo quindi esplicitare, in forma più organica, i compiti del lettore, si pos­sono così delineare gli "spazi" d'intervento ministeriale di esso.

- Anzitutto la proclamazione della parola di Dio nell'assemblea liturgica. E' questa la funzione originaria e originale del lettore, che esige particolari capacità e accorgimenti anche tecnici, ma soprattutto la consapevolezza gioiosa di essere il porta parola, il "profeta" di cui Dio si serve per suscitare, risvegliare e far vibrare la fede di quanti ascoltano. Egli dovrà perciò avere una solida formazione biblica che gli consenta - specialmente quando è necessario - di situare la lettura (ad es. con un'apposita didascalia), nel contesto generale della Bibbia e nello spirito del tem­po liturgico. In alcune situazioni particolari - specialmente là dove mancano il sa­cerdote e il diacono - il lettore potrà presiedere particolari "celebrazioni della pa­rola di Dio" e dare così pienezza di significato al ministero che egli è chiamato a compiere in seno alla comunità cristiana.

- Il lettore però è costituito anche per svolgere un compito specifico fuori del contesto cultuale, assumendosi il servizio di catechista e di educatore nella fede sia dei fanciulli come degli adulti.

Nella Chiesa del nostro tempo si evidenzia sempre più chiaramente la necessità di avere dei laici che si facciano direttamente carico e sostengano con impegno le numerose iniziative che sorgono qua e là, intorno alla parola di Dio: comunità di ascolto, gruppi del vangelo, ecc., sia all'interno della comunità parrocchiale come pure in ambienti di vita e di lavoro. Il lettore dovrebbe essere quindi il promotore e l'animatore di queste e di altre iniziative analoghe, rivolte all'annuncio o all'ap­profondimento della parola di Dio.

Per questi compiti affidatigli dalla Chiesa, il lettore dovrà avere una sua propria fisionomia spirituale e apostolica: dovrà cioè essere un testimone, un insegnante, un educatore; ben preparato, idoneo a orientare, formare e guidare i catechisti più giovani o comunque coloro che di fatto esercitano nella comunità il servizio della catechesi, a coordinare la loro attività, ecc. Per questo però egli dovrà tenersi in stretto collegamento e in piena comunione con i pastori, ai quali compete prima­riamente e in pienezza il dovere di educare i fratelli nella fede.

3. Doti richieste al lettore

Il m.p. Ministeria Quaedam afferma: "Per adempiere... con maggior esattez­za e capacità questi compiti, procuri di meditare assiduamente la Sacra Scrittura.

Il lettore, consapevole dell'ufficio ricevuto, si sforzi con ogni mezzo e si valga di sussidi adatti per acquistare ogni giorno più pienamente il soave e vivo amore e una conoscenza della Sacra Scrittura per divenire un più perfetto discepolo del Signore" (n. V).

Da parte sua il vescovo, conferendo ai candidati questo ministero, dà loro que­ste raccomandazioni: "Nel compiere il vostro ufficio, sappiate, in piena docilità al­lo Spirito Santo, accogliere in voi stessi quella divina parola che annunziate agli al­tri: meditatela con assiduo fervore per acquistarne ogni giorno una conoscenza più viva e penetrante, e con la vostra vita rendete testimonianza a Cristo Gesù, nostro Salvatore".

Una considerazione attenta alle funzioni che il lettore istituito è chiamato a compiere, anche come catechista ed educatore nella fede, porta a concludere che gli è necessaria una formazione solida e continuata, non solo biblica e spirituale, ma anche nelle scienze umane che sono più strettamente collegate al suo impegno di evangelizzatore.

Egli dovrà ad esempio, conoscere bene alcune regole essenziali per una corret­ta dizione e diventare uno specialista nella comunicazione, un uomo capace di ac­costamento personale, di dialogo, di una leadership all'interno di un gruppo... E' noto, infatti, quale peso abbia, nella trasmissione del messaggio, la mediazione del­le capacità umane e delle doti naturali.

"Il catechista - afferma il documento per il Rinnovamento della Catechesi - de­ve essere un acuto conoscitore della persona umana, dei suoi spirituali processi. As­secondando le intenzioni di Dio e seguendo le vie dello Spirito Santo, egli sa rag­giungere i fedeli nelle concrete situazioni e a loro si accompagna giorno per gior­no, lungo un itinerario sempre singolare. Il suo metodo diventa servizio fraterno, in una ricchezza di insegnamenti, di proposte e di suggestioni che adattano le facoltà spirituali del cristiano, per meglio abili tarlo all'atto di fede" (n. 168).

Liturgia

News

Mercoledì 5 ottobre alle ore 15,30 riapre la Scuola Teologica per i Ministeri presso il Seminario Arcivescovile Piazza Don Minzoni, 19 Agrigento Per informazioni info@scuolaminsieri.it

Link esterni