ARCIDIOCESI DI AGRIGENTO

Scuola Teologica per i Ministeri

La diaconia di Cristo appare come modello dell’agire cristiano.
Il diacono sarà colui che deve rappresentare sacramentalmente questo agire - servizio.
“Questa nozione farà del diacono il punto di comunicazione della Chiesa verso il mondo e, allo stesso modo del mondo verso la Chiesa, a partire dal rapporto che egli pone, mediante la sua presenza a un tempo ecclesiale (come ministro ordinato) e sociale (come marito, come lavoratore, come soggetto della vita associativa) , tra la Chiesa e il mondo.
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L’attribuzione al diaconato permanente di una funzione mediatrice o di ponte tra la gerarchia e il popolo di Dio era già apparsa nel dibattito conciliare.
Nel motu proprio Ad Pascendum Paolo VI ha applicato al diaconato permanente la definizione di medius ordo.
Questa idea ha avuto ampia diffusione ma necessita di una precisazione teologica.
Sarebbe un errore considerare il termine medius ordo come una realtà sacramentale intermedia tra gli ordinati e i battezzati, l’appartenenza del diacono all’ordine è una dottrina sicura, teologicamente il diacono non è un laico, il termine medius ordo deve intendersi come funzione mediatrice come funzione ponte esercitata da chi appartiene ad entrambe le “sponde”.
Ponte dunque come metafora dell’intermediazione.
Cercherò di mostrare quali siano , secondo me le caratteristiche di questa funzione di ponte.
Il mondo ci mostra l’uomo come un individuo frammentato che invoca contemporaneamente l’unità ( unità di sé della famiglia) e la molteplicità (nella realizzazione ed espressione di sé).
La stessa tensione la ritroviamo proposta e teologicamente composta dalla Chiesa a proposito di ministero e carisma.
Il ministero indica l’unità ordinata, mentre il carisma permette la sua partecipazione e disseminazione.
Il carisma-ministero diaconale si illumina e appare particolarmente adatto nel mettersi al servizio, in varie modalità, nelle diversità delle situazioni della vita, spinti dalla grazia di Dio che è insieme una e molteplice.
Il mondo ci mostra un uomo diffidente nei confronti del potere , ma bisognoso di autorità.
Il diacono rivestito del potere di servire può parlare un linguaggio più vicino alla gente, rifuggendo la tentazione di pontificare e di voler imporre la verità quanto piuttosto cercando di vivere autorevolmente una vita evangelica.
La metafora del ponte viene spesso intesa sia come capacità di unire i due estremi
Questa caratteristica diaconale è permessa dal fatto che il diacono ha libero accesso a due mondi che sono stati vissuti a lungo come separati e inconciliabili , e può davvero essere grande il suo contributo alla loro riconciliazione, perché partecipa a pieno titolo di ambedue.
Il diacono permanente vive, unico tra gli ordinati, la comunione speciale con la donna, la comunione speciale con i figli da lui generati ed educati.
La figura del diacono può proporsi come ponte anche nel dialogo ecumenico; infatti il diacono è una figura appartenente certamente alla Tradizione viva della Chiesa e in quanto tale riconosciuta , pur con valutazioni diverse, da molte confessioni cristiane.
In queste situazioni mi porre si possa collocare la funzione di ponte e di mediazione del diacono.



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Mercoledì 5 ottobre alle ore 15,30 riapre la Scuola Teologica per i Ministeri presso il Seminario Arcivescovile Piazza Don Minzoni, 19 Agrigento Per informazioni info@scuolaminsieri.it

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